L’ESPERIENZA COSMICA E MISTICA DEL DESIGNER DI LINUX

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Sono passati quarant’anni da quando il Dottor Raymond Moody ha raccolto per la prima volta la testimonianza di un essere umano dichiarato clinicamente morto e in seguito ritornato in vita. Oggi sono milioni le persone in tutto il mondo ad averci raccontato la stessa strana storia, come la sensazione di distaccarsi dal proprio corpo, di lasciare il luogo in cui si era ricoverati e di attraversare un tunnel in fondo al quale si trova una straordinaria luce. Questa esperienza ha sconvolto le loro vite a tal punto che non temono più la morte.

Per lungo tempo considerate come elucubrazioni di persone mentalmente disturbate, ormai le esperienze di premorte o NDE (near death experience) interessano sempre di più gli studiosi, i quali si interrogano: Come hanno fatto così tante persone mentre erano in stato di incoscienza, in coma e a volte perfino mentre erano dichiarati clinicamente morti, a percepire e a memorizzare avvenimenti della stessa natura?

Da una decina di anni, i numerosi studi condotti in ogni parte della Terra sembrano abbandonare definitivamente l’ipotesi dell’allucinazione per orientarsi verso una possibile dislocazione della nostra coscienza. Del resto alcuni cardiologi, neurologi, anestesisti-rianimatori, medici e psicologi hanno vissuto essi stessi un’esperienza di premorte, e di solito testimoniano tutto senza complessi.

 

 

 

Raymond Moody

Tutte queste testimonianze hanno permesso a Raymond Moody di identificare differenti fasi della NDE. Il rivivere in una frazione di secondo la propria incarnazione terrestre per intero con una precisione, un acutezza e un’abbondanza di dettagli stupefacenti. L’attraversare una specie di tunnel buio, notare una magnifica luce brillante in lontananza e venire irresistibilmente attirati verso quella sorgente di luce dalla quale giunge un amore straordinario. L’incontro con amici o membri della famiglia deceduti che convincono il soggetto a tornare sul piano fisico, spesso per portare a termine una missione di educazione dei figli o di aiuto dei familiari, oppure per un lavoro a beneficio della collettività. Infine, il ritorno controvoglia e con dispiacere nel mondo dei “vivi”, perché l’ora del grande salto nell’altro mondo non è ancora giunto.

 

Mark Horton era un genio dell’informatica. Ha lasciato definitivamente questo mondo il 7 settembre del 1996 a causa di un cancro a lungo decorso, dopo aver partecipato attivamente all’ideazione e allo sviluppo del sistema operativo Linux. La sua avventura si situa ben oltre lo schema classico elencato da Raymond Moody.

Un giorno gli venne chiesto dove andasse a prendere tutte le sue informazioni e lui rispose: «Nell’universo, in altre parole, nel sistema di informazione universale! Personalmente non sono mai passato per il tunnel buio con la luce in fondo che attira le persone che lo attraversano. Mi sono trovato direttamente nella luce. Solo più tardi ho capito veramente questa differenza importante.

Le persone che arrivano direttamente nella luce subiscono una forma di trasformazione fisica e psichica, vale a dire che non siamo più realmente degli esseri umani come prima! Non reagiamo più allo stesso modo, non pensiamo più come gli altri e le nostre reazioni sono diverse.

Naturalmente abbiamo la stessa forma e siamo esseri sociali, e quando veniamo invitati a cena mangiamo come gli altri. Ma noi percepiamo il sottile, l’aura e molte altre cose! A volte però ci sentiamo molto soli, perché non ci sono tante persone come noi su questa Terra. Noi adempiamo la missione che ci è stata assegnata per l’evoluzione e la trasformazione dell’umanità.

Viviamo in una società in cui conta soprattutto l’apparenza, ed è una limitazione tragica. Io vi dico che vivere in funzione delle apparenze significa fallire la vita! Dobbiamo innanzitutto vivere con noi stessi. Solo trovando Sé stessi è possibile trasformare la propria vita e la vita degli altri.»

Ecco l’esperienza di premorte di Mark Horton, così come l’ha vissuta nel 1992 e in seguito descritta.

 

Mark Horton

«Sono “morto” per totale arresto renale, epatico e per arresto respiratorio.

Dato che mi trovavo in coma, non so quando sia cominciata la mia NDE. Consultando il mio rapporto medico, presumo sia stato durante il capodanno del 1992. È stata quella sera che i miei organi si sono bloccati e i medici hanno avvertito i miei genitori di contattare un servizio funebre, perché avevo poche possibilità di superare la notte. Venne loro spiegato che anche se fossi sopravvissuto, avrebbero dovuto mettermi in dialisi fin dal mattino seguente e che probabilmente lo shock mi sarebbe stato fatale!

Da quanto ho letto sul rapporto medico, l’arresto respiratorio è avvenuto durante la sera e sono stato messo sotto respirazione forzata. Penso che sia stato allora che sono “partito”. Ho un ricordo molto vago: quello di aver osservato il mio corpo dall’esterno, era circondato da tubi e macchinari, ma onestamente non so dire se quel corpo fosse proprio il mio.

Dire che stavo fluttuando non è proprio la descrizione giusta, direi piuttosto che ero come trattenuto, sostenuto in un ambiente caldo e asciutto, sospeso senza nessuna sensazione di pressione o di costrizione, ero semplicemente lì. Mi sentivo al sicuro, caldo, tranquillo, senza sofferenze né senso di confusione, ero completamente consapevole. Poi è cominciata la mia esperienza.

Improvvisamente è apparsa una luce sfolgorante che ha illuminato tutto attorno a me. Sono entrato in quella luce, dopodiché ho sentito che mi sollevavo in alto. Sentivo di essere un puro intelletto che assimilava informazioni e conoscenze. Realizzai che non dovevo fare altro che pensare ad un determinato luogo e tempo, che immediatamente ero lì, sperimentando tutto ciò che riguardava quel luogo e quel tempo.

Non so perché, ma mi sono sempre sentito molto attratto dalla Scozia. Ho degli antenati scozzesi, ma non più di quelli inglesi, svedesi e russi, eppure sento una forte affinità per quella terra, per la sua storia, la sua cultura e la sua musica: non esiste suono al mondo che mi faccia vibrare quanto quello delle cornamuse! Ebbene, uno dei miei primi “viaggi” è stato in Scozia! Mi sono ritrovato su un’alta scogliera sovrastante un grigio e scatenato mare durante una violenta tempesta. Io ero lì! Potevo sentire il vento che mi sferzava e la forza trascinante della pioggia, mentre vedevo e sentivo il fragore del tuono e del mare. Come ho già detto, non ho alcuna idea del motivo per cui sento un così forte legame con quel particolare spazio/tempo. Tutto quello che avevo fatto era stato di pensarci in maniera fugace, e mi sono ritrovato lì!

Il mio pensiero seguente riguardò il calore del Sole e così mi ritrovai in un luogo colmo di luce brillante e di confortevole calore. Non potevo distinguere niente se non una piacevole luminosità che mi avviluppava. Non avevo più la sensazione del corpo fisico ed avevo perso ogni idea di consistenza, sentivo di essere pura e raggiante coscienza! Semplicemente non esistono parole per descrivere quello stato!

Era tutto immensamente piacevole e confortevole ed andò avanti per microsecondi o miliardi di anni… non avevo alcuna idea del trascorrere del tempo, sapevo solo che il tempo era un costrutto operativo e che non aveva nessun significato e nessuna importanza rilevante per l’esistenza. Avevo letteralmente la sensazione di trovarmi contemporaneamente in ogni luogo dell’universo.

Poi quella luminosità cessò e fu sostituita dalla vista della Terra che rapidamente si allontanava sotto di me. Ero ancora avvolto da quel senso di calore e di benessere, e mentre mi muovevo all’indietro a velocità sempre più rapida, la vista della Terra lasciò il posto ad una visione complessiva del nostro sistema solare e poi a quella di un gruppo di stelle che apparentemente si trovavano in uno dei bracci della nostra galassia.

Stavo assimilando tutto questo a tanti differenti livelli, livelli che si estendono molto al di là di quella che è la nostra consueta nozione di “vedere”. Potevo ancora percepire la posizione del nostro pianeta, anche se a quella distanza sarebbe stato impossibile nel nostro normale continuum spazio-tempo.

Il mio stato d’animo complessivo era costituito da una sensazione di benessere, meraviglia, stupore, appartenenza ed un senso di “giustezza”, il tutto sommato ad un amore travolgente, anche se questa parola è completamente inadeguata per descrivere ciò che provavo.

Per qualche motivo continuavo a muovermi all’indietro, quando all’improvviso mi rilassai completamente e permisi a me stesso di dissolvermi, di fondermi nell’unità che mi circondava. L’esplosione di quell’emozione (ancora una volta le parole sono assolutamente inadeguate), di quell’incredibile amore superò tutto quello che avevo percepito prima. Ero tutto ed ero niente. Ero ovunque e in nessun luogo. La mia coscienza si era ampliata per poter contenere ogni cosa: il tempo, i luoghi ed ogni essere che ero stato, che ero o che sarei mai stato! Ero l’unità ma anche la più piccola parte del tutto. So che questo può sembrare senza senso, a volte anche a me fa questo effetto quando lo leggo sulla carta, ma bisogna viverlo! Non esistono parole per descrivere la gioia, l’amore ed il calore, è veramente indescrivibile!

Continuavo ad accelerare allontanandomi verso l’esterno, assimilando, osservando sempre di più! Intere galassie diventavano grandi come granelli di sabbia. Ho visto enormi galassie in collisione fra loro. Ho visto dei “buchi” nello spazio che non erano affatto dei buchi, ma erano pieni di qualche cosa che non riuscivo a comprendere nemmeno in quel mio stato “avanzato”. Forse delle protogalassie? E c’erano ancora così tante altre galassie da vedere e da sentire, ma potevo ancora percepire dove si trovava il nostro pianeta. Dico “percepire”, perché la nostra piccola galassia, la Via Lattea, era svanita, potevo percepirla ma non più vederla.

E continuavo a procedere verso l’esterno! Cominciai a distinguere una curvatura che si avvicinava da dietro di me e mi resi conto che l’universo era una grande sfera contenente tutte le galassie. La cosa diventava sempre più evidente mano a mano che mi muovevo verso lo “spazio oscuro” (sempre all’indietro), oltre la sfera delle galassie. Mentre continuavo a muovermi verso l’esterno, apparivano altre galassie sparse.

Poi ho sentito qualcosa di grande, una presenza dietro di me. Mi è sembrato di stare rallentando un po’ e di esitare, ho attraversato quella barriera dopodiché ho visto verso il basso la sfera contenente il nostro universo. Sembrava trasparente e leggermente opaca, come se stessi vedendo i campi di energia che conteneva. Il guscio elettronico di un atomo rappresenta bene questa immagine.

Il mio movimento all’indietro continuava ed ora potevo scorgere la curvatura del nostro universo e di altre sfere, che potevano essere solo altri universi. Sembravano essere disposti in un certo ordine, un guscio sferico di universi intorno ad un nucleo che non riuscivo a distinguere. E al di là di quel guscio, un altro, verso cui stavo procedendo a grande velocità. L’impressione generale che mi rimane è simile a quelle sfere intagliate nell’avorio contenute una dentro l’altra che siamo abituati a vedere nei negozi di articoli d’importazione.

Non sono più arrivato al guscio successivo. Mentre mi muovevo all’indietro verso il seguente guscio di universi, qualcosa cominciò a tirarmi dal davanti ed improvvisamente iniziai a tornare da dov’ero venuto, in direzione del nostro universo e poi al suo interno. Le altre galassie all’interno del nostro universo via via svanivano ed ho avuto un ultimo “spettacolo” del nostro braccio della Via Lattea. Ed alla fine eccomi di ritorno, stordito, confuso, triste, con un tremendo senso di vuoto per la perdita di conoscenza, di amore e di unità che avevo provato. La mia esperienza di premorte era finita.

Dopo di ciò, sono entrato ed uscito dal coma per qualche tempo, non ho idea per quanto. Durante quel periodo ho fatto dei sogni molto intensi, forse delle allucinazioni, se ho capito bene come dovrebbero essere le allucinazioni. Erano sogni molto vividi, quasi concreti, nei quali le persone erano reali, solide, con dei corpi, e con i quali potevo avere delle conversazioni normali e logiche. In più penso di avere vissuto delle “mini-NDE”, in cui ho potuto cogliere di nuovo qualche sprazzo di quell’amore travolgente e di quell’unità che avevo sperimentato durante il mio grande “viaggio”.

In seguito credo di avere inconsciamente tentato di adattarmi, ignorando quello che mi era successo per cercare di andare avanti con la mia vita. Ma era sempre come se mancasse qualcosa, c’era come un qualcosa che mi rodeva dentro.

Alla fine, dopo quasi un anno ho provato a sedermi senza pensare a niente, presumo di poterla chiamare meditazione, e lasciando che la mia mente si rilassasse, tutto ha cominciato a riemergere nella memoria cosciente. Sapevo che non avrei più potuto reprimere quei ricordi. Così li ho lasciati fluire, convincendomi sempre di più che quello che avevo sperimentato era reale, e non un semplice sogno o un’allucinazione, che siamo esseri individuali e allo stesso tempo siamo tutti “uno”, e che l’unica cosa che conta è l’amore! L’amore completo, aperto, senza riserve, che ci riempie totalmente. Questa è la sola cosa che conta, tutto il resto è superfluo!

Ormai ero cambiato per sempre! Io semplicemente “sono”! Siamo tutti uno, siamo tutti Dio, o forse Dio è tutti noi. Ho riflettuto a lungo sulla frase biblica “Dio ha fatto l’uomo a Sua immagine”. Mi domando se questo non significhi in realtà che l’uomo è stato creato ed esiste nell’immaginazione di Dio, che è poi la realtà dell’uomo. Non sono un teologo e non ho intenzione di imbattermi in discussioni teologiche, che sono tutte soggettive, ma per me questa possibile interpretazione di quella frase biblica rimane interessante.

Non professo nessuna religione in particolare e non lo farò mai, per me hanno tutte ragione e torto…  è l’uomo che ha tentato di regolamentare e controllare l’aspetto spirituale dell’individuo. Adesso so che vivere per la gentilezza e per l’amore reciproco è l’unica e vera religione, se dobbiamo proprio etichettare qualcosa come “religione”. Me lo confermano quello che ho letto e le conversazioni che ho avuto con altre persone che hanno vissuto una NDE. Forse descriviamo la nostra esperienza con parole differenti a seconda delle credenze, anche religiose, tuttavia il messaggio universale di amore e di perdono è lo stesso.

Questa è stata quindi la mia esperienza. Le conseguenze sono ancora presenti ed aumentano ogni giorno. Dire che questo mi ha completamente cambiato è ovvio e riduttivo. Sono ancora interessato al mio lavoro in campo informatico, ma mi preoccupo di più di fare in modo che questo settore possa veramente aiutare le persone. Non sono mai stato una persona materiale, ma non mi dispiaceva possedere delle cose ed ho anche provato un certo attaccamento per queste. Adesso apprezzo ancora la bellezza delle cose, ma il loro possesso non è più importante. Mi capita di dare via una gran quantità di cose, a chi esprime il desiderio o l’interesse di riceverle. Probabilmente vengo etichettato come un pollo da spennare, ma non importa.

Mi succede di piangere per la tristezza presente nel mondo e nella vita della gente. Se posso in qualche modo alleviare la sofferenza di un altro prendendola su di me, lo faccio volentieri. Spartisco gli stessi sentimenti che hanno le altre persone che hanno vissuto una NDE, in modo particolare la totale assenza di paura della morte. Infatti è consolante pensare che ciò rappresenta un ritorno a quello stato meraviglioso. A questo punto, suppongo che molti si chiedano: Valeva la pena di morire? Pieno di gioia non posso fare altro che rispondere: Sì!

 

Grazie ad Anna per la traduzione.

fonti: 

 

 

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