L’ENIGMA DEI CRANI ALLUNGATI, intervista a Mark Laplume

Anna's picture

I misteriosi crani allungati sono stati ritrovati su scheletri e mummie un po’ ovunque nel mondo. L’ipotesi prevalente è che si tratti di una modificazione meccanica prodotta attraverso particolari tecniche. Ma quando si scopre che anche un feto mummificato nel ventre della madre ha il cranio allungato, viene da pensare che una razza dai crani allungati sia esistita veramente. Questo articolo presenta un’intervista di Igor Gontcharov a Mark Laplume, artista e ricercatore indipendente che ha lavorato ai disegni di ricostruzione dei crani allungati.

 

Igor G. – Mark, come sei giunto ad interessarti ai crani allungati e perché hai deciso di ricostruire il loro aspetto?

Mark L. – Nel 2006, quando ho scaricato Google Earth per la prima volta, ho cercato i luoghi che conoscevo e mi sono diretto sull’estremità sud del Lago Titicaca. Sono rimasto sbalordito da quello che ho visto. Si potevano scorgere delle rovine che si estendevano per chilometri. Ho capito che lì c’era qualcosa di incredibile, ma poi non ci ho più pensato perché non ho trovato nessuno che fosse interessato e con cui condividere questa cosa.

Prova della presenza di un’antica civiltà in Bolivia – fonte: Google Maps

Circa sei anni dopo ho letto un articolo sui crani allungati di Brien Foerster. Ho avuto la fortuna di parlare un po’ con lui di quello che avevo visto. Vedere le foto dei crani ha attirato la mia curiosità su chi fossero quelle persone e su come apparissero. Non c’era quasi nessuna interpretazione sul loro aspetto e sulla loro storia. Allora mi sono chiesto che cosa avrei potuto fare per aiutarlo a comprendere meglio chi fosse quella gente. Nonostante non toccassi più una matita da 14 anni, ero certo che avrei potuto ricostruire i loro volti e le loro sembianze. Anche se ho interrotto la scuola d’arte, ho continuato ad occuparmi di arte sotto varie forme per 18 anni; negli anni ’90 ho lavorato ad ampi progetti di sculture, per cui avevo cessato di disegnare.

Brien Foerster con un cranio allungato – immagine proveniente dalla sua pagina Facebook

Allora ho iniziato una ricerca documentale in rete, riunendo immagini di crani allungati e disegnandoli. Ad oggi ho realizzato più di 5000 disegni e collezionato più di 18000 fotografie di crani, di mummie e di relativi reperti.

Nonostante questi incredibili dati e i miei disegni, il fatto di non conoscere la storia e i miti di quella gente e a che cosa assomigliassero toglieva ogni validità alla mia impresa. C’erano così tante domande senza risposta che mi sono chiesto se non fosse quello il motivo per cui così poche persone siano interessate a questo tipo di ricerca. E’ come un enorme muro che non noti o di cui non vuoi ammettere l’esistenza.

Mark Laplume – interpretazioni artistiche di crani allungati rinvenuti in Bolivia (in alto) e a Paracas in Perù

Quando ho iniziato questo studio nel 2011, pochissime persone conoscevano il numero di crani esistenti. Si stimava che ce ne fossero qualche centinaio. Ma attraverso la ricerca sul web ho scoperto che ce ne sono addirittura migliaia! Circa un migliaio di crani si trovano in Romania, in Bulgaria, in Ucraina e in Cile, e non sono ancora accessibili al pubblico. Molti altri crani sono sconosciuti perché non sono stati fotografati (oppure perché le fotografie non sono state diffuse) e quindi non sono accessibili all’attenzione pubblica in Cile e in Perù.

Crani allungati in un museo in Romania

Di solito i ricercatori universitari si dimostrano disinteressati ai crani allungati, li considerano semplicemente dei crani umani deformati artificialmente – il risultato di un deliberato bendaggio della testa per ottenere una forma schiacciata. Oltre a questa tesi citano anche il problema medico dell’idrocefalia. Secondo te perché mantengono questa ipotesi? Quali sono le prove?

Non si parla mai di crani allungati se non in termini di bendaggio della testa, è un ritornello al quale non si scappa. Ma oggi c’è anche della gente – e non parlo solo di ricercatori – che sta prendendo coscienza del cumulo di bugie che ci hanno proposto fin dall’inizio. Molti vedono la prova della presenza di anomalie nei crani e non si accontentano di credere al dogma della modificazione ossea. Persone come Brien Foerster, Lloyd Pye, Graham Hancock, senza dimenticare Michael Cremo, esaminano e registrano le prove invece delle storie fabbricate dai primi ricercatori, dai testi e dalle vedute convenzionali. Ciò che conta è continuare a porsi delle domande.

L’interpretazione del bendaggio è ormai una proiezione collettiva. La verità è che il 99% di coloro che ne parlano non hanno mai esaminato un cranio allungato in prima persona. Non so perché sia una tesi così prevalente, so solo che viene ripetuta in continuazione. L’approccio usuale ai crani allungati è molto concettuale, ma la forma dei crani non è una questione linguistica bensì morfologica. Il mio lavoro è stato un tentativo di confutazione rendendo pubblico il mio procedimento di osservazione e di disegno il quale implica il vedere.

Non faccio affidamento alle convenzionali autorità in materia. Nel mio lavoro sono i crani ad esprimersi. Il parlare è una proiezione, mentre guardare significa ricevere. E nessuno può rispondere a delle domande che solo voi potete sperimentare a livello visivo. Questo è il motivo per cui il mio approccio ai crani allungati non è condizionato dal dogma “allungato = deformato”.

Interpretazione di Mark Laplume del “Detmold Child” esposto al museo tedesco di Detmold

Esistono dei crani che non lasciano dubbi che non si tratta di una deformazione artificiale? In che cosa differiscono questi crani? Esistono differenze tra i crani stessi? Sarebbe possibile classificarli secondo la loro forma e altre loro caratteristiche?

Per quanto riguarda la prima domanda, puoi dare un’occhiata ai crani esposti al museo di Ica in Perù.

Crani allungati al museo di Ica, Perù

La versione ufficiale risalente ad Ippocrate presenta delle incongruenze. Secondo questa versione gli Unni avrebbero praticato il bendaggio del cranio e tutti i teschi sarebbero semplicemente crani umani modificati artificialmente. Il fatto è che molti hanno occhi più grandi, una scatola cranica più grande del 25% rispetto a quella degli esseri umani moderni nonché orecchie più allungate rispetto alla norma.

Crani di Paracas (sinistra) e crani moderni (destra)

Le suture craniche sono differenti. Sulla parte posteriore del cranio sono presenti misteriosi fori. Nella parte occipitale c’è una placca supplementare, conosciuta col nome di “osso inca”…

I crani di Paracas presentano delle differenze nell’osso occipitale rispetto ai moderni crani umani – fotografia di Lainie Liberti

Esistono delle incongruenze anche nei crani infantili rinvenuti in Perù e nelle Ande. Questi crani presentano una dentatura come quella dei bambini di oggi di tre anni. La maggior parte dei genitori saprà che non si sono mai visti molari in un bambino della taglia di un neonato.

Cranio di bambino proveniente da Cuzco in Perù e da Tiahuanaco in Bolivia

Sembra che nel Sud America ce ne siano di diversi tipi o categorie, ma non conosco la terminologia spagnola; per me è un altro modo per distinguere i crani esaminando le caratteristiche individuali. Sono propenso a dire che “c’erano delle varianti”, come l’inspiegabile testa rossa che appare casualmente in una linea familiare. Allo stesso modo gli Allungati, gli Unni… erano da considerare a parte. Pare che avessero una più ampia varietà di espressioni morfologiche.

Uno dei generi di crani allungati

Per quanto riguarda il collegamento tra le Americhe e l’Eurasia, i crani allungati rinvenuti in queste aree sono talmente simili che a volte il solo modo per distinguerli è dato dallo sfondo o dalla patina presente sui crani.

Hai utilizzato qualche tecnica antropologica o di medicina legale per la ricostruzione facciale? O più in generale, come visualizzi il loro aspetto?

Si assemblano gli organi per formare il “corpo” completo della testa. Disegnare lo stesso cranio da diverse prospettive aiuta ad eliminare gli errori. La forma prende vita all’unisono con gli elementi ossei, muscolari e la pelle. Sono principalmente le ossa a definire gran parte del viso di una persona, quindi la speranza è che l’esattezza sia inevitabile.

Come finanzi la tua ricerca? Quali sono i tuoi progetti futuri?

C’è un deciso bisogno di finanziamento. Quando e se il finanziamento diventerà disponibile, la ricerca e la presentazione dei crani allungati saranno enormemente facilitate incrementando la nostra comprensione del significato storico di quei popoli. E’ stato un risveglio un po’ lento, ma penso che i miei disegni siano migliorati. All’inizio non erano affatto buoni, sebbene rappresentassero qualcosa in un momento in cui non avevamo quasi nulla da esaminare.

Il mio lavoro di disegnatore continua. Adesso spero di poter accedere agli archivi del museo di Boston, di Filadelfia e di Chicago, per vedere di persona i crani del Perù e con un po’ di fortuna fotografare le loro collezioni di crani peruviani. Sto lavorando anche alla stesura di un libro di illustrazioni sulle immagini dei teschi e sui disegni di ricostruzione. Per una comprensione più precisa, è necessario compiere degli studi nell’Europa orientale e nella regione andina.

Grazie per aver condiviso la tua storia e il tuo lavoro. Non vediamo l’ora di vedere dell’altro su RootRaceResearch e speriamo di continuare presto la nostra conversazione.

Le ricostruzioni di Mark Laplume possono essere visionate sulla sua pagina Facebook “Root Race Research”. Gli album offrono un’eccellente panoramica dei crani allungati provenienti da varie regioni del globo. Mark è raggiungibile anche tramite la sua personale pagina Facebook.

Igor Gontcharov

Rate this article: 
No votes yet