QUALE CONDIVISIONE

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Gran bella cosa la condivisione, è  interazione,  socialità, solidarietà. Contiene, affianca, integra e nella consuetudine pratica  diventa memoria  di comunione.   Non solo si tramanda con i  comportamenti,  ma sostiene un precetto primario.  Se  dal  punto di vista della normale accezione del termine, così come  giornalmente vissuto, nel condividere   viene ad esaltarsi il  valore umano dell’amicizia,  volendolo  sviluppare ancora,  si vede  l’esatto  fondamento spirituale  : la sintesi  nell’unità.

“Dividere con” qualcun altro è spartire qualcosa  che pur distribuendosi  non si frammenta , anzi si rafforza collettivamente e di volta in volta   ripetendosi  con spontaneità,  conferma che condividere  è   natura innata.  Anche gli animali, forse con una consapevolezza diversa (lo dice l’uomo), condividono e tramite il  gruppo  rispondono al principio, che per loro è anche salvaguardia della specie.

Se l’essere umano non avesse modo di confrontarsi con l’altro  non potrebbe mai rendersi conto di com’è , verrebbe meno la cognizione dei  pregi  e dei  difetti .  Potrebbe uno solo essere  al mondo reputarsi  tollerante,  amorevole, simpatico? No, in mancanza dell’altro sarebbe un involucro pieno di roba, ma chiuso nell’impossibilità di comunicare” chi è e com’è”.  Relazionarsi  porta  a conoscersi e a trasfondere il pensiero  che tramite la condivisione diventa, quando si instilla  dentro le coscienze  e rinforzato dal proprio convincimento,  un valore  da portare avanti.  Sarà  il senso del “giusto”, del  “valido”, o “di ciò che è bene”  con la miriade di  plausi  che  formeranno  nel tempo  la morale sociale che cammina a fianco dell’umanità .

Tutto questo accade nella normalità e nessuno parlandone ha scoperto niente di nuovo. L’uomo da sempre ha capito che il gruppo fa la forza  e determina il risultato e che la condivisione di un’idea  con l’asserzione, di un bisogno con l’aiuto  o di una gioia col sorriso, fa parte della vita ed è la vita.

Anche se, sulla gioia, bisognerebbe capire fino a che punto  si  possa  condividerla, quando l’invidia arriva con urgenza  a difesa di un  ego ferito che nel raffronto non vuole sminuirsi, così che spesso, si addita volgarmente il fortunato gioioso di turno  come il senza merito, andandogli addosso  con screzio o ironia,  non ritenendolo degno di  poter gioire. Che sia merito o fortuna non cambia la convinzione dell’invidioso, ma  verosimilmente  esalta  un limite personale dato  che si è nell’impossibilità di valutare  qualcosa che va ben oltre l’apparenza, non potendo conoscere il destino di chi gioisce e  non avendo  gli strumenti  adatti per giudicare qualcosa  come la  conoscenza  di un  karma.  Sembrerebbe proprio che condividere la gioia fosse  il test estremo, basta provare,   ma non verso chi ci sta a cuore, ovvio,  ma nei confronti di un prossimo spostato un po’ più in là dalla cerchia dell’io.  

Ce n’è per tutti di cose da riguardare e  sono secoli che con la parola amore e  condivisione sulle labbra  sono state  inseguite  ispirazioni sociali e  alzati templi ,  per poi purtroppo constatare  che  tra le molte  bocche impastate di benevolenza e le molte  menti  c’è una dispersione  dovuta ai i soliti tornaconti personali. E’ un vero peccato che la paura di perdere qualcosa  intralci la storia.   

Condividere o amare non significa  pensare di poter avere un’unica idea,   è cosa impossibile per la diversità  naturale  dei tanti stili,   ma ciò che regge la “natura” della quale anche noi umani  facciamo parte è un osmosi  di equilibrio tra  rispetto e  libertà.

Se la libertà supera il rispetto o viceversa, l’equilibrio si rompe. L’esempio più classico  è l’uomo che disbosca, libero di fare un’azione   in mancanza di rispetto del pianeta, ma non è centrale questo tema che vuol essere solo un esempio, quanto piuttosto  “esportare”   il senso dell’equilibrio naturale che già esiste  a prescindere dall’uomo,  dentro l’anima della  natura umana che lo guasta.  Quanti, a volte,  per rispetto di una formalità si privano di una personale  libertà ? Ecco, l’equilibrio difetta e   questa discrepanza  andrebbe  aggiustata  per permettere ad ognuno  la libera espressione di sé, se riteniamo che  la volontà  personale di  esistere in diversi modi è un valore perseguibile e non l’eccezione da rinnegare.     

Conveniamo almeno che convivere e  condividere   è una comunione di persone, ma fatta salvo il momento delle festività in cui si è più propensi a riunirci, il resto del tempo può essere un vuoto incolmabile.

 A mio parere,  Il senso fu ben espresso da  quell’essere meraviglioso che con le mani  impresse  nella memoria umana  la  sua generosa disposizione :  spezzò  il pane,  lo distribuì e  condivise la parte.  Voleva forse  ricordare il valore della condivisione incarnando Lui  stesso  l’amore divino?

Lucia

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