I CODICI DELL’ANIMA

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Per comprenderci.  

Al vertice dell’esistenza, come elemento vitale,  ognuno  è  un atomo di  puro spirito,  principio  dal quale avverrà la  molteplicità. Lo sprigionamento iniziale delle piccole parti è una creazione. Se, queste unità  spirituali genitrici,   posseggono o no matrici  predisposte per  generare distinti regni del creato,  non possiamo saperlo per certo, anche se alcuni indirizzi metafisici,  con assertività riferiscono  che già fin dal principio, ad esempio per il cosmo che ci comprende,  le monadi umane differiscono dalle monadi  angeliche o deviche. Va anche aggiunto che,  per divenire umano, debbono essere  sperimentate e poi   passate  le  rive evolutive  dei regni minori subalterni, come il  regno animale  che ci precede e che raccoglie la totalità delle singole esperienze, in  un’unica coscienza.

Queste particelle  energetiche di vita essenziale,  sono semi  di presenza divina trasportatori  dell’  “intenzionale volontà di esistere ” della fonte che le ha emanate,  pertanto  è conseguente  dire che seguono, pur liberamente,  un indirizzo già predeterminato e la nostra volontà terrena,  raffrontandola alla massima causa,  è solo una piccola, relativa, arbitrale volontà   legata ad una realtà minore.

Così come sono, nell’iniziale fase di effusione, nonostante abbiano  il completo potenziale, sono vergine vita inespressa ;  anche nel nostro modo di vivere,  l’ atto di volontà è solo l’ impulso motore che muoverà l’azione seguente,  così dall’emanato cosmico,  esse , divine faville di purezza, si  auto-creano  nel momento che toccano  piani di sostanza fertili e consoni, attuando una prima  gemmazione di sé.

Lo spirito feconda e crea impattandosi e  la particella di fuoco spirituale genera la sua parte espressiva  che per spinta dell’intenzione primaria  di esistere,  potrà  in tal modo  dimostrarsi  nelle  qualità  che porta dentro come codici insiti della fonte che attraverso la miriade di parti vuole esprimersi ed esserci. L’anima.

Su dei piani distanti  dal nostro piano terreno, non in termini  spaziali di ubicazione ma diversi come natura, questa scintilla gemmificata dalla monade spirituale  ma con essa integrata,  comincia la sperimentazione e l’acquisizione.  Che cosa potrà imparare e sperimentare nel piano akasico  è per noi un’astrazione  inconcepibile  e qualunque presunzione di ipotesi  sarebbe  sempre inadatta perché dettata dalla mente umana finita o dalla relativa immaginazione, tuttavia  l’anima primordiale vive e assorbe da quei piani energie diverse riportando in sé le conseguenti trasformazioni , usufruendo  dei principi e leggi della natura dell’esistenza, come il magnetismo cioè la capacità attrattiva e  la radianza, proprietà finalizzata a influenzare il circostante  e da lì perseguire le  densificazioni   che subisce dagli incontri con piani  sempre più consistenti. Una realtà fatta di energie e sostanze eteriche, gassose, acquose e dense, per similitudine ogni dimensione è così composta, un mondo   fluttuante e  poco definito   nelle forme per come possiamo concepirle  dalla nostra dimensione,  ma che l’anima  ugualmente vive in quelle zone  archetipali dalle quali  assorbe le primarie informazioni, bagliori essenziali, le  immagini intenzionali, le geometrie cosmiche.

Dalla monade all’anima, due fasi sono trascorse e invitata dal moto evolutivo ed attratta dagli inconoscibili mondi della materia,  la fiamma divina, nell’incontro con la densità massima terrena, è pronta per la terza fase. Costituire il quaternario. Comincia ad attrarre a sé la rudimentale sostanza del piano mentale, rudimentale in quanto vergine di esperienza se trattasi di prima incarnazione e successivamente in densità  di accorpamento la sostanza astrale e  l’eterica per disporsi  così rivestita nel futuro ed ultimo (di livello) corpo fisico.  

Un piano spirituale monadico, uno akasico dell’anima, uno umano. Una triade.

Noi ora, come persone  fisiche che alla luce di questo interpretiamo  la vita in base ad un senso più ampio del termine, siamo volti a cercare una comunicazione col nostro lato profondo, che è lì ma parla una sua lingua. Noi, che oggi adoperiamo parole complesse  per esprimerci, che abbiamo imparato a nominare le cose  con una semantica  precisa, che in questa vita apprendiamo  la lingua della zona,  come,  altre lingue forse non più in uso, abbiamo appreso in vite precedenti, attraverso quale forma di linguaggio pensiamo di interloquire con la nostra misteriosa, inconscia profondità, con l’anima ?

Ogni testo scritto o nozione  tecnica  sono speculativi  intellettualmente, altamente formativi  come cultura ed evolutivi  per il progresso ed è bene che sia così, ma sappiamo che è il “senso” dell’esperienza  l’aspetto contributivo all’evoluzione che, una volta acquisito  sviluppa l’anima. Il senso, non è quindi una parola dietro l’altra ma qualcosa da carpire interiormente, da  inglobare nella coscienza finchè ne diviene parte della stessa. Parlare con l’anima significa un po’ parlare del senso delle cose, dei moventi intenzionali dal momento che il piano di sua pertinenza  raccoglie solo ed esclusivamente  il frutto finito dell’episodio che  bello o brutto viene compreso e passa.  Ma, per avvicinarsi a quella fascia di vita così diversa e informale, un aiuto  è senz’altro il simbolismo evocativo  che vive in ogni cultura del mondo e che  è ancora rigorosamente presente  a fianco della   ritualistica  perché richiama la profondità  dell’essere  riesumando l’immagine conservata dentro  l’abisso recondito  invitando  alla partecipazione la vita dell’eterno sé.

Ecco che ognuno  compiendo un gesto o affrancandosi con immagini  fa leva interiormente e se, con sventatezza raziocinante  si pone il dubbio  sulla fondatezza  dell’atto,  spenge ogni possibilità d’incontro con l’anima.  In quello spazio non c’è  una lingua terrena per significare le cose,  vive il linguaggio essenziale. Una danza tribale, una cerimonia religiosa, un rituale  possono  anche  sembrare espressioni   superate e in contrasto coi tempi,  ma l’ anima ha bisogno di forme essenziali legate ad una realtà di forme-immagini   perché nell’ancestrale culla  già le ha contemplate.

Essa interpreta la comprensione, la bellezza o  l’armonia con una  sinteticità ermetica.  Riassume il senso stretto e  lo codifica nella possibile convenzione :  il prototipo  figurativo  e rappresentativo.

Tutti abbiamo lo strumento che già fa questo. L’inconscio  traduce una sensazione, mediante una scena col  proprio simbolismo, spazia nel mondo sotterraneo che contiene la storia, l’evoluzione, la genesi. Simboleggia con le metafore i fastidi, le gioie, le paure, le conquiste  e mostra alla persona cose delle quali non ne è al corrente razionalmente. Una memoria limbica nel cervello limbico tramite ipofisi e epifisi, gli ancoraggi dell’anima.

La partecipazione alla ritualistica,  ai cerimoniali di ogni natura  influenza questo campo d’azione, producendo una stimolazione per la codifica del linguaggio dell’anima.

Sappiamo che è importante pregare o meditare col cuore, e che non è certo la formalità di un’apparecchiatura esterna  che da sola produce un effetto, ma l’accostamento  motivazionale con l’opportuna coreografia di sfondo, agisce con maggiore completezza. La leva emotiva vibra col suo colore rafforzando l’energia. Razionalmente sarà la stessa cosa cercare di unirsi alla sorgente di luce in casa propria o in altro luogo, razionalmente sì,  ma la differenza c’è nel mettersi in moto per varcare un ingresso dove quel qualcosa si inserisce nel contesto e aiuta. Una musica, dei suoni, delle immagini, delle forme, dei profumi rievocano un vissuto che abbraccia l’umanità intera e  pertanto, noi, le nostre anime,   che proveniamo da quelle regioni dove tutto è memoria eterna di immagini,  ritroviamo coi riti  un pezzetto di pace.

Lucia

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