SIAMO ANCHE NEL FUTURO

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Questo argomento  può essere  dubbio  considerando che è  in contraddizione con la logica,  tuttavia può  stimolare delle  ipotesi da prendere in considerazione, idee  che e a mano a mano diventano possibili se accostate  a quelle  proprie.  Infatti, con libertà,  possiamo accogliere  un elemento nuovo  solamente quando questo si lega per similitudine   a un altro  diventando parte del ragionamento.  La mia disposizione  è comunque pacifica perché  esplorativa, non attesto niente, ma  valuto  fino a che punto è possibile indagare  sul presupposto di inserire il futuro in un’altra posizione.  Questo perché ritengo la precognizione  un dato reale  e non un’ illusione,  un  dettaglio importante che  deve necessariamente   collocarsi  nella  realtà. Di riflesso,  se è possibile prevedere, significa che il futuro è accessibile e quindi esistente e questo cambia tutto il quadro. La precognizione, comunque  praticata  è  sempre  una  divinazione  che attinge  ad una realtà atemporale completa  di tutto quanto è, è stato e sarà. E’ noto il discorso che Padre Pio  fece al giovane Karol Wojtyla  “studia, studia le lingue. Un giorno, quando diventerai capo della Chiesa ti serviranno. Le lingue sono utili per chi deve governare la Chiesa".  Anche Gustavo Rol  tra le sue numerose e straordinarie  capacità,  si dedicava a  esperimenti di  predizione, viaggi nel passato e nel futuro.

Questo per dire che è difficile non ammettere un evidenza quando  è fornita da persone stimate e riconosciute che offrono garanzia di trasparenza e rigore e se insieme ai noti  pubblici riferimenti, magari  si aggiungono anche le personali esperienze ,  la realtà deve convergere per forza verso un ottica che inglobi il tempo in una maniera diversa.

Oggi è un  presente e nascendo, invecchiando e morendo seguiamo un andamento lineare che va dal periodo di nascita in avanti. Tutto si sposta sempre per il solito verso fino al termine dell’arco temporale terreno. Un inizio ed una fine. Prima la nascita poi la morte. Cosi è, così lo vediamo, così la mente concreta di qualsiasi essere umano  soggetta alla rappresentazione  lineare  vede lo scorrimento ed è l’unico modo possibile  di vedere. Peraltro, anche tutto l’annesso scientifico  dipendente dalla medesima linearità, raccoglie dati e genera informazioni  non sfuggendo  a questa convenzione. Così anche la storia. Così anche noi, interpretiamo  l’evoluzione tutta, planetaria, umana e personale, che parte dal passato per arrivare all’oggi, con i resti  architettonici  o mutamenti   naturali che vediamo come significato del tempo trascorso.  Vedendo una nostra foto  da piccoli,  ci rendiamo conto di quanto tempo è trascorso e su di una base rigorosamente numerica stabiliamo quanti anni e giorni sono passati, come su un’altra base strettamente personale  “sentiamo” il tempo trascorso che, con il crescere dell’età, sembra (sembra) correre più veloce, cosa che da bambini non era  così, perché la mente in fase di sviluppo  non si era completata interpretando così diversamente  dalla consuetudine  adulta, la sensazione dello scorrere.  Questo è l’imperativo  canone di visione per tutti gli esseri umani.  

L’andamento temporale è però sospeso nel sonno, la coscienza si sposta altrove  dimostrando che la vita interiore non se ne serve.  Siamo inconscio,  spirito   e coscienza e  sarebbe completo  il discorso se si aggiungesse che non solo interveniamo in un’altra dimensione, ma anche in un altro tempo  come fuori dal tempo. 

Un esempio.  L’anima  si serve del  corpo fisico di  “ A”  per  vivere quella determinata fase terrena,  ma è solo  la mente di  “A “ che sente quel tempo terreno, lo percepisce e lo misura, non è l’anima di “A”.   L’anima di “A”  come quella di tutti sta in un piano  fuori da questo  tempo, un piano  comprensivo di passato e di futuro, una amalgama chiamata eterno presente. A parole  può essere semplice  attestare che l’ eterno presente è una chiara  definizione,  è difficile quando, in prima persona oggi, dovessimo proiettarsi lì ed ammettere che una parte di noi, già vive ed opera nel futuro, come un’altra parte nel passato.   E’ difficile perché usando la mente conformata per la  linearità,  ci  imbattiamo nella sua logica.   Può sembrare un  astrattismo che svia  e far perdere l’orientamento , soprattutto  se inseriamo un altro dato conosciuto come la reminiscenza delle vite passate che dovrebbe  invece raccogliere  anche quelle  future, ma con la giusta calma, senza la fretta pregiudizievole di  voler concludere il ragionamento  con il consueto  processo lineare,  ognuno avrà modo di trarre  le sue conclusioni,  ad ogni modo  reminiscenza e  precognizione sono  varianti della medesima cosa : l’ accesso fuori dalla linearità temporale.  

Ritorniamo al vero essere  che  vive nell’eterno presente  dove tutto  esiste e niente diviene e  per  sua  disposizione evolutiva   che prevede  numerose esperienze  si inserisce  nella materia vestendo i panni di  “A”  che vive nell’anno terrestre 2016 in Italia, ma  anche la persona di “ B”  che vive l’anno terrestre 1000 in Portogallo,  poi anche  la persona   di “C” nell’oriente del   400 e  quella di  “D” nell’America del  2800.  Qui  l ‘esigenza della logica è d’ imporre  il paletto di  linearità e anche ammettendo la possibilità della  reincarnazione non può comprendere la contemporaneità temporale.  Ma l’impossibilità di questa  simultaneità è solo un retaggio pertinente dello strumento mente razionale, l’unico  che misura il tempo e interpreta lo spazio.  Inoltre il meccanismo mentale della linearità che va in avanti può solo ricostruire la storia partendo dal passato e non  ravvisa niente del futuro. Questo perché il passato è costituito di tutte quelle fasi  che sono poi le  comprensioni minori che fino ad oggi hanno  contribuito ad essere quello che siamo. Ma resta comunque una mente incapace di precognizione, una taratura obbligata a servizio della forma materiale che chiede prima  l’avanzamento cognitivo, poi   di pari passo semmai la struttura organica.   Tant’è che, chi ricorda precedenti vite,  pur avvalendosi di informazioni legate al piano akasico dell’eterno presente è  sottoposto,  in quanto comune mortale, alla inesorabilmente  regola lineare. Sarebbe importante riflettere sulla potenzialità occulta di questo perché e per quale motivo non si esplica.

Il tempo che passa da quel 400 a quel 2800 è un tempo che si interseca solamente con questo spazio di  materia densa. 

Qualcuno di noi potrebbe avere affinità con qualche periodo storico particolare, potrebbe essere attratto dagli  arredi ottocenteschi come da antiche civiltà,  ma potrebbe anche appassionarsi di qualcosa che ancora non c’è  e che lo dirige verso interessi  futuribili, non solo  immagini di possibili invenzioni  ma soprattutto di informazioni,  comportamenti,  criteri e stili di vita  che all’oggi non esistono  nemmeno nelle coscienze più progredite.  Reminiscenze.  Impressioni, echi che arrivano  dall’unità che raccoglie  il vissuto :  il vero essere.

“A”  del 2016 niente sa, così anche “B”, “C” e  “D”  hanno la convinzione  di vivere la loro personale ed esclusiva esistenza, sono persone distinte.  Fuori dalla linearità l’essere spirituale  esiste e  riassume le vicende delle quattro persone  tra cui  “D”  che, vista dal nostro schermo visivo attuale, sta nel futuro. Mi soffermo volentieri su  “D”  in quanto  il futuro ci dà una garanzia di speranza  ed è come la parte dell’imbuto più aperta  rispetto al  passato ristretto. Il futuro  è  concepito con  maggiori possibilità e infatti lo è dal momento che è solo la  coscienza che si  ammanta col suo pregresso   nel cerchio concentrico più largo che raccoglie il precedente,  precedente che  comunque rimane lì, in seno al succedente diventando il passato, come del resto ancora altri cerchi più estesi esistono e saranno  il presente domani, cioè il futuro oggi. Un po’ come fa la puntina di una giradischi nel leggere un LP ma  partendo dall’interno del disco. 

“D” vive tra 800 anni . Nella vita  del mondo di  “D” Il tempo lineare è trascorso come sempre, pertanto il territorio dove si colloca la sua esistenza, presumibilmente sarà modificato  da quello di adesso. La terra potrebbe avere caratteristiche  nuove  come anche stili di vita radicalmente cambiati.  Essendo passato  dall’ipotetico oggi veramente tanto tempo, l’evoluzione umana potrebbe anche essere veramente avanti da aver stravolto,    quelle che sono le abitudini e  modelli  di civiltà, ma soprattutto le convinzioni  infuse che oggi sono il fondamento. (Riguardo alle convinzioni non intendo spingermi oltre, ognuno capirà la differenza tra le convinzioni e le comprensioni).

“D”  con tutta probabilità si domanda della vita dei  suoi predecessori e di come era il mondo prima. Un po’ come facciamo noi adesso pensando al Medioevo.  Si domanda anche cosa sarebbe potuto accadere, in meglio o in peggio , se l’umanità dei secoli precedenti avesse  reagito diversamente a come è stato e quali benefici avrebbe la gente del 2800 se, in passato si fossero verificati eventi diversi, magari migliorie. Questo ragionamento è adattabile anche a noi che raccogliamo il retaggio di ciò che gli uomini trascorsi  hanno costruito o demolito.

Una umanità futura avrebbe tutto l’interesse  a pensarci in meglio, poiché noi siamo le loro fondamenta e meglio facciamo noi, vale sia per noi stessi come per loro che verranno  quali usufruttuari  che ne beneficiano.  Uno  sviluppo nostro  è un anticipo loro, un’ evoluzione nostra equivale ad una loro. Loro, senza le nostre conquiste  soffrono un ritardo. E loro, siamo noi  in una simultanea equivalenza ma con un elevazione alla potenza. Questo perché l’anima di ognuno, avrà una  prossima incarnazione in quel “domani”   e se l’ipotetico “A” del 2016  progredisce  per le sue necessarie comprensioni relative a questo   tempo terreno,  essendo in contatto con l’essere eterno,  in parallelo  anche  le altre personalità  B, C e D  usufruiranno del cambiamento di  “A” , perché tutto si riassume lì.

Quando si pensa ad una multidimensionalità la si pensa solo verticalmente. Questa verticalità  che poi è un’estensione  dimensionale,  significa inserire nel ragionamento  il  fatto che parte di noi  vive anche in piani  diversi, più estesi  dei quali  vorremmo diventare consapevoli.  I piani sottili,  sono un “criterio” che la coscienza acquisisce scoprendo altre opportunità, non uno spazio delineato, ma   che si somma ai tre usuali riferimenti  sensoriali  utili per collocarci, valutarci,  riconoscersi nell’ambiente  medianti i sensi.   Se oltre a questa considerazione  verticale  che  si inserisce nel concetto di realtà,  ne sommiamo un’altra trasversale che riconosca il tempo  solo come misura funzionale alla terrenità   tridimensionale e accettassimo invece che ogni relativismo personale  è solo un’esperienza che si riassume fuori da questa misurazione,  cioè   nell’ essere dell’eterno presente,  tocchiamo la   quinta dimensione che,  per precisazione è per noi nel qui adesso,  concepibile  solo come concetto perché non possibile di sperimentazione. Diventa  effettiva  nell’attimo  di atemporalità dove il futuro, come del resto il passato,  che già c’è si interseca col presente  configurandosi come una  precognizione, una conoscenza dell’eterno. Sempre rifacendoci all’esempio del disco, noi, la puntina, solchiamo un giro di consapevolezza  che potrebbe essere  intorno alla metà del disco,  ma l’intero disco esiste  se guardato in maniera distaccata dall’identificazione col nome, la forma, il sesso, l’età, il ruolo e  senza perdersi o annullarsi, si può intuirlo ma esternamente  da quello che comunemente cade sotto gli occhi.

Se devo dire che tempo farà domani, non lo posso prevedere salendo sul tetto della  casa,  devo portare lo sguardo  parecchio lontano nell’atmosfera  ed avere una visione generale su tutto il mondo,  altrettanto se debbo comprendermi in una realtà più grande,  devo allontanarmi  molto  da quella piccola e relativa parte nella quale  mi riconosco per abitudine.  

Allora, se la gente di domani senz’altro trasformata  nella sensatezza e nell’animo,  poco importa se vaporosi o densi essendo un perché  funzionale,   è quel cerchio ancora più grande che ci  avvolge,  avesse sviluppato ancora di più alcuni pregi in quanto meriti della corrispettiva  saggezza,  con  la   comprensione  giusta di cos’è il tempo relativo  e di come questo collassi  nell’assoluto, come il quadrato, la terra che racchiude l’uomo  e  il cerchio l’universo  spirituale  che non ha inizio e né fine, ecco che loro,  nell’interesse comune,  dalla loro realtà, non avrebbero poi così tanta difficoltà nel contattarci.   Con tanta fiducia negli indissolubili legami d’amore, nelle menti pensanti in proprio   perché niente è precluso a nessuno,  loro non possono essere che noi.

Lucia

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