LA PICCOLA VIA: L’UNICITA’ DEL VALORE

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Dare un senso all’esistenza è sempre stato un bisogno, passibile a due condizioni umane. Una sensibile finalizzata alla consolazione e al completamento, l’altra di indagine e prettamente razionale. Una ricerca avviata per ragioni diverse e in base all’indole e da che mondo è mondo, l’uomo, ammirando il cielo di notte attonito di tanta grandezza o trovandosi impotente a faccia a faccia con la morte, una domanda se l’è fatta. Non tanto l’osservatore istruito che ha potuto confutarne un’analisi da lasciare ai posteri, ma quello modesto, che indossando i panni grigi di una misera esistenza, ha provato l‘annientamento e forse, rammaricandosi fra sé e sé, si è domandato legittimamente il perché. Lui come i tanti affranti, lui insieme ai più appagati, hanno cercato e cercano tutt’oggi la risposta al senso della vita e col cuore aperto alcuni, con mente aperta gli altri meditano sulle conclusioni.

E colui che se la sente di darsi una risposta è un uomo libero, tanto quanto l’altro che disconoscendo qualunque significato della vita, ne nega il senso. Uomini liberi di soggiacere ad un’ideale conservativo e altrettanti uomini liberi consci della fugacità senza perché, ma sempre entrambi liberi e convinti anche nell’ onnipresente conflittualità tra le due parti. Così che, nati insieme, come putativi figli della terra, si fanno antagonisti, non riconoscendo, o forse solo in parte e a denti i stretti , che l’avversa ragione di pensiero mossa dalla libertà, può esistere ed essere la certezza.

La sensibilità e la ragione convivono in noi ma nono stante una parte prevalga sull’altra come dominio, sono entrambi mezzi interpretativi, solo mezzi forieri di qualità che determinano uno stile, subordinando il modo di intendere la vita. Come il cucchiaio e il coltello, uno raccoglie e accoglie, l’altro separa ed ordina. Qualunque cosa ci passa davanti sarà filtrata o per la via sensibile o per quella logica, pertanto anche la più seria domanda che necessita di una lunga corroborazione va inevitabilmente a cogliere la risposta nella zona predisponente. Non è nemmeno possibile pretendere che sia meglio l’una dell’altra, inimmaginabile misurare di valore due realtà, stanno e sono, non si spaccano e non si comparano. Perciò ognuno interpreta la vita con la parte che più gli si confà.

Dal versante sensibile, nei tanti nomi che il passato restituisce come un nastro trasportatore di storie alla ricerca del senso nascosto, Teresa, è come mi venisse incontro portando tra le mani la sua sentita risposta. Così giovane e determinata, fragile e sensibile, Teresa è una ragazza che, certa del suo senso trovato lascia la sua riflessione. Una insieme ai tanti è vero, che però a differenza avanza precocemente e accorcia il tempo fondendo l’adolescenza e la maturità.

Dove meglio può lasciare il suo messaggio una ragazza francese figlia di artigiani di fine ‘800 ? Oggi senz’altro avrebbe avuto maggiori possibilità di scelta, ma Il contesto temporale è comunque ristretto a quelle aree dettate dal costume e pertinenti al periodo storico.

 Gli apostolati dell’anima, intesi come sprigionamento e fioritura del proposito dell’incarnazione, se destinati a rimanere permanenti per consegnarsi agli altri quali esempi divulgativi, necessitano del luogo idoneo di certa trasmissione. Forse è la casualità o forse è la volontà umana, ma al riguardo, ogni epoca ha avuto siti differenti per tramandare il pensiero : templi, piazze, biblioteche, arene, scuole che come contenitori hanno raccolto le parole per far sì che la gente del domani ne potesse usufruire. Il convento per Teresa, diventa il ricettacolo dove la sua riflessione, fresca e chiara risulterà indelebile. A quel tempo sarebbe stato complicato per una giovane donna trovare uno spazio alternativo, pertanto, nonostante oggi si possa pensare che la clericalizzazione sia sinonimo di ritiro e isolamento, contrariamente per lei quel rifugio sarà la porta spalancata per la testimonianza al mondo futuro.

Da giovani la visione del progetto personale è aperta sull’orizzonte, spazia e tracima senza limite, è euforica e senza inibizione. A quindici anni l’aspettativa che ognuno ha di sé proiettandosi nel domani, è senz’altro carica di enfasi verso quell’ideale identificativo. E’ più facile che un ragazzo dica di voler fare l’astronauta anziché l’autista che diverrà, perché il desiderio giovanile, non calcola i se e i ma, sogna e colora l’avvenire.

Nella tendenza mistica di Teresa bambina, l’aspirazione alla santità è la grande ambizione. È percepita come il bisogno di unità e di sintesi d’amore, quel sentimento che fa arretrare l’importanza delle cose terrene per gettarsi unilateralmente nell’esperienza interiore di unione a Dio. Questo è l’impulso che sente. Leggendo la biografia si potrebbe presumere che le controversie della sua famiglia, i lutti e i dispiaceri abbiano forgiato la sua natura sensibile tanto da protenderla verso quella che sarà poi la sua svolta spirituale; può darsi. Il bisogno di protezione può indirizzare verso una comunità di accoglienza, ma salvare il ricordo di Teresa accettandolo come la sua vocazione, vale, non viola l’intimità ed è preferibile.

Dio è la grande montagna da salire e la figura dei santi presi a modello da Teresa, la sprona nell’immedesimazione delle gesta. Studia le virtù e anela alla perfezione, si compiace di alcuni raggiungimenti e scrive un’infinità di profonde considerazioni, un diario fitto di esperienze raccontate con la semplicità del suo linguaggio.

 Ma il paragone tra la compiutezza della grande perfezione e la sua incapacità di raggiungere tale elevazione la ridimensiona costantemente, sviluppando prematuramente quel senso critico che è dettato dall’oggettività dei riscontri. Con un atteggiamento sincero e neutrale si giudica, prende atto della sua limitatezza e dell’impossibilità di compiere cose importanti che attraverso l’eccellenza omaggino la parola di Dio. Si misura e si calibra nella concretezza delle sue possibilità. Vede il l limite della fragilità umana, dirotta in basso il grande proposito dell’inizio, si sveste della sovrastruttura e va all’essenziale, rielaborando il senso della sua ricerca. Scrive a ventitré anni:

 “Sono veramente lontana dall'essere una santa, solo questo ne è già la prova; invece di rallegrarmi per la mia aridità, dovrei attribuirla al mio poco fervore e fedeltà, dovrei sentirmi desolata perché dormo (da 7 anni) durante le mie orazioni e i miei ringraziamenti, ebbene, non sono desolata... penso che i bambini piccoli piacciono ai loro genitori quando dormono come quando sono svegli; penso che per fare delle operazioni, i medici addormentano i malati. Infine penso che "il Signore vede la nostra fragilità, e si ricorda che noi siamo solo polvere" (Manoscritto "A" cap.8, paragrafo 215). volume di G.Moioli

L’approfondimento è una riflessione matura che non manca però dell’innocenza che la contraddistingue. Davanti all’immensità del divino, nella gioia e nell’appagamento con l’immensa devozione a Cristo, riflette ancora se ne è all’altezza, si domanda se, senza tutte quelle grandi opere che fanno di un uomo un santo, lei possa ugualmente essere degna di riceverne l’amore e l’attenzione.

 Se la meta è alta, se la gamba è corta per salire lo scalino, è meglio avvalersi di quella possibilità lasciata dalla testimonianza di Dio fatto uomo, che, scendendo nella carne, vivendo in spoglie umane può permettere il raffronto: uomo a uomo. La similitudine toglie la distanza che Teresa accorcia ancora di più preferendolo appena nato, tanto piccolo che lo può contemplare e contenere tra le braccia. Centra l’interezza del messaggio cristico, supera l’aspetto canonico e raccoglie l’essenza della cristianità volta a ritrovare nel prossimo l’oggetto del suo amore, gli altri come figli dello stesso amato.

 “Dio ha voluto creare i grandi santi, che possono essere paragonati ai gigli ed alle rose; ma ne ha creati anche di più piccoli e questi si debbono contentare d’essere margherite o violette, destinate a rallegrare lo sguardo del Signore quand’ egli si degna d’abbassarlo” – Santa Teresa di Lisieux conosciuta come Santa Teresa del bambin Gesù

Non è il senso dell’umiltà che orienta Teresa, nemmeno l’’ossequio verso la divinità nonostante ci sia, è trovare e saggiare la misura per collocare il suo semplice operato fatto di servizi giornalieri e dargli un valore che non sia solamente dimesso e umile quale questo è, ma che anzi rivesta l’importanza tanto quanto la magnificenza di un miracolo. Si predispone quindi in un atteggiamento diverso, sensibile ma analitico. Il suo pensiero, che la farà poi “dottore della chiesa” sposta l’asse della consueta remissione professata fatta di ubbidienza e umiltà, verso qualcosa di nuovo. Propone che la finalità di una ricerca, non è l’esito raggiunto grande o piccolo che sia, non è il mezzo usato che per tramite glorifica un’azione, ma è la capacità di giudizio su quello che veramente si è, il metro di misura valido, per cui senza sforzo e né modelli, in un’equivalenza dove il risultato è proporzionale alla vera e reale possibilità, ogni via perseguita, anche la più piccola assume l’unico e indivisibile medesimo valore.

Il valore che non si ammanta né della grandezza né della piccolezza, il valore senza peso tale quale è nella purezza se conseguito nel massimo delle proprie possibilità.

 

Lucia

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